A Washington il Bilderberg 2012
La riunione di quest’anno del prestigioso e segretissimo Club Bilderberg dovrebbe svolgersi a Washington, dal 31 maggio al 3 giugno, nella cornice dell’Hotel Chantilly di Westfield Marriot, a soli quattordici chilometri dall’aeroporto internazionale di Washington John Foster Dulles. Continua a leggere…
I simboli di Brindisi
Sui fatti di Brindisi, trattandosi di un atto criminale altamente simbolico, c’è da osservare i simboli:
1)Il luogo
2)Il giorno
RISCHIO EURO E SOPRAVVIVENZA: E’ ORA DI FARE SCORTE
marcodellaluna.info
Quando sono a rischio i rapporti monetari, finanziari e commerciali internazionali, la priorità nazionale è fare scorte e rendersi quanto possibile autonomi per soddisfare i bisogni primari materiali della popolazione – cibo, energia, trasporti, cure mediche – e salvaguardare l’apparato produttivo, nongià spendere tutto per traguardi contabili.
La crisi globale è in corso da 4 anni ed è sistemica, non congiunturale. Sta spostando redditi, capitali e opportunità lontano da noi. Non sappiamo a che assetti porterà, né quando. Continua a leggere…
TRA MANETTE E RIFORME, ARRIVA IL NUOVO ‘92 IN ITALIA
DI ANDREW SPANNAUS
Ad un osservatore attento, i numerosi scandali che colpiscono quasi tutti gli schieramenti della politica italiana, visti in controluce alla presenza di un governo tecnico che dichiara di fare finalmente le riforme necessarie a modernizzare il paese, non possono che suggerire un parallelo con un periodo simile di non tanto tempo fa, quello di Tangentopoli e dei governi tecnici dell’inizio degli anni Novanta.
Allora ci fu un attacco speculativo in grande stile, che portò ad una forte svalutazione della Lira.
La finanza internazionale, guidata in quel caso dal famoso “mega-speculatore” George Soros, portò a casa miliardi di dollari inaugurando una stagione sui mercati internazionali che avrebbe rappresentato perfettamente lo spirito della globalizzazione: i governi dovevano piegarsi ai voleri della finanza, permettendo alla “libera concorrenza” di sopraffare la sovranità nazionale. Continua a leggere…
Un punto di vista
DI HS
Cari fottutissimi e impagabili compagni vicini e lontani, prima di sparire e cautelarmi definitivamente per non essere fucilato – virtualmente – alla schiena come traditore in quanto modesto elettore “piddino” e pennivendolo in cerca di pubblicità e di notorietà (sotto pseudonimo !!!) – ma solo per una volta eh ! E le mie posizioni a riguardo sono state chiarite con oceani di inchiostro – vorrei dirvi qualcosa su noi, sul presente e sulle nostre attuali posizioni. D’altronde ci siamo confrontati più e più volte e ce le siamo suonate e cantate come pifferai pretendendo di seguire spartiti diversi e, in realtà, stavamo eseguendo la stessa sinfonia accapigliandoci inutilmente sui dettagli, sulle minuzie e sui puntini da mettere sulle apposite schifosissime i. Non facciamo finta di non capire… Continua a leggere…
L'appello dei premi Nobel contro il pareggio di bilancio
Ne abbiamo già parlato, ma ora pubblichiamo per intero l’appello dei Premi Nobel al Presidente Obama contro il pareggio di bilancio in Costituzione. Una lezione di economia in una sola pagina che l’Europa, e l’Italia, dovrebbero imparare.
Cari presidente Obama, presidente Boehner, capogruppo della minoranza Pelosi, capogruppo della maggioranza Reid, capogruppo della minoranza al Senato McConnell,
noi sottoscritti economisti sollecitiamo che venga respinta qualunque proposta volta ad emendare la Costituzione degli Stati Uniti inserendo un vincolo in materia di pareggio del bilancio.
La Rivoluzione della Modern Money Theory

di Federico Rampini la Repubblica, 21 febbraio 2012
Le grandi crisi partoriscono grandi idee. Così fu dopo il crac del 1929 e la Depressione. Per uscirne, l’Occidente usò il pensiero di John Maynard Keynes, scoprì un ruolo nuovo per lo Stato nell’economia, inventò le politiche sociali del New Deal e la costruzione del moderno Welfare State. Oggi siamo daccapo. L’eurozona sprofonda nella sua seconda recessione in tre anni. Gli Stati Uniti malgrado la ripresa in atto pagano ancora i prezzi sociali elevatissimi della Grande Contrazione iniziata nel 2008 (almeno 15 milioni di disoccupati). Ma dall’America una nuova teoria s’impone all’attenzione. Si chiama Modern Monetary Theory, ha l’ambizione di essere la vera erede del pensiero di Keynes, adattato alle sfide del XXI secolo.
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Più chiaro di così…
Tre criminali e un cretino
di PAOLO BARNARD
paolobarnard.info
Sembra di impazzire, non si può più mantenere un lessico professionale, viene da urlare! C’è il mondo intero che sta gridando all’Europa: “Non è il debito! E l’austerità peggiora le cose!”. E’ il mondo che conta, quello degli esperti. Ok, guardate, finché sono i Barnard e i pochi altri in rete a dire quelle cose, ok, non siamo famosi, non siamo alla BCE o a Barclays Capital o alla City. Ma quando è tutta la costa est degli Stati Uniti finanziari che affacciati all’oceano urlano all’Europa “Non è il debito! E l’austerità peggiora le cose!”; quando è Standard & Poor’s (S&P) a gridare la stessa cosa, loro, quelli che ci hanno appena bocciati, loro Cristo! Quando è persino il front man dei mega speculatori, Charles Dallara dell’Institute of International Finance americano, a battere il pugno sul tavolo dei negoziati sulla Grecia dicendo “temiamo la loro impossibilità di onorare il debito denominato in una moneta straniera, cioè l’Euro, non il debito in sé!”. Continua a leggere…
Una moneta senza sovrano
di Giuseppe Matarazzo
Avvenire | 31.12.2011
(MILANO) Euro sì, euro no? A questo “dilemma”, in tempi non sospetti, Lucio Caracciolo, direttore della rivista italiana di geopolitica «Limes» e docente di Studi strategici alla Luiss, ha risposto chiaramente. Già nel 1997 usciva per Laterza con un libro dal titolo inequivocabile: «Euro no. Non morire per Maastricht». Oggi, a dieci anni dall’ingresso della moneta unica europea, l’Europa è al suo capezzale.
Cosa non ha funzionato?
Il problema dell’euro non è strettamente economico o monetario, ma politico. È una moneta senza sovrano. Oggi di fronte al convergere di una crisi esterna, con la cattiva gestione del «caso Grecia», è emersa la crisi strutturale dell’Unione europea, l’incapacità di capire cosa sta succedendo e come uscirne. Lo scopriremo o attraverso l’esplosione dell’euro o con una presa di coscienza, che porti a determinare un sovrano politico che garantisca questa moneta. Ma credo che la seconda ipotesi sia più difficile della prima.
È più facile che esploda l’euro?
La Grande Menzogna
DI PIERFRANCO PELLIZZETTI
ilfattoquotidiano.it
Eugenio Scalfari, il guru dell’establishment presunto progressista che iniziò la carriera professionale in Banca Nazionale del Lavoro, nella sua articolessa domenicale pontifica che il governo Monti «non ha alternative in questa legislatura». E probabilmente ciò è vero. Semmai è molto più difficile condividere il commento aggiuntivo: «Non ha neppure alternative per il futuro».
Al di là delle antiche “solidarietà bancarie” (magari con Corrado Passera) di chi emette tale sentenza, quanto ci attizza l’ipotesi della permanenza alla guida del Paese di una compagine intimamente convinta – come lo Scalfari, del resto – che i nostri mali discendono primariamente dalla crisi finanziaria ed economica causata dall’eccesso di garanzie (lavoro a tempo indeterminato, pensioni, sicurezza, accesso all’istruzione…)? Ma questo è quanto ci passa il convento della Grande Informazione autocertificatasi “liberal-socialista”. E se – invece – la matrice fosse culturale? Continua a leggere…
Il club dei debitori
DI MAURIZIO BLONDET
rischiocalcolato.it
“Abbiamo una bomba atomica da agitare in faccia a tedeschi e francesi: dire loro semplicemente che non paghiamo. Il debito è la nostra arma e dobbiamo usarla per imporre condizioni migliori, perchè è la recessione stessa che ci blocca nell’adempiere l’accordo europeo di rigore di bilancio”. (Lo ha detto Pedro Nuno Santos, vicepresidente del partito socialista portoghese.)
E inoltre: “E’ inconcepibile che i paesi periferici non facciano quel che fanno il presidente francese e la cancelliera tedesca: devono unirsi”.
Finalmente qualcuno l’ha detto.
Qualcuno s’è ricordato del detto americano: “Se devi alla tua banca 10 mila dollari, hai un problema. Se le devi 10 milioni di dollari, è la banca ad avere il problema”.
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Per chi lavora Monti
Tagli e tasse sono o non sono uno strumento di tipo idoneo a risolvere la situazione italiana, rilanciando l’economia e riducendo il debito pubblico? I mercati di cui dobbiamo curarci sono soltanto quelli finanziari, o anche quelli della produzione, del lavoro e del consumo, ossia della ricchezza reale?
Tagli e tasse di Monti (e dei suoi predecessori) considerano solo i mercati finanziari, non quelli dell’economia reale. Infatti, aiutano a far quadrare i conti nell’anno riducono il deficit di bilancio, ma riducono automaticamente anche il pil, quindi il gettito fiscale, negli anni successivi (la manovra Monti lo riduce dell’1,5% nel 2012), generando così il bisogno di aumento della pressione fiscale per compensare che rimangia il valore della manovra, lasciando un peggioramento netto. Continua a leggere…
Le parole di Satana
di Giacinto Auriti (19 aprile 2001 !!!)
Goethe affermava che «nessuno è più schiavo di chi si ritiene libero senza esserlo». Questo principio è particolarmente valido per il sistema monetario vigente. Il cittadino si illude di essere proprietario dei soldi che ha in tasca, mentre ne è debitore. La banca, infatti, emette la moneta solo prestandola, sicché la moneta circola gravata di debito. Il segno della schiavitù monetaria è data dal fatto che la proprietà nasce nelle mani della banca o, per meglio dire, del banchiere che emette prestando e prestare è prerogativa del proprietario. La moneta, invece, deve nascere di proprietà del cittadino perché è lui che, accettandola, ne crea il valore; tanto è vero che, se si mette un governatore a stampare moneta in un isola deserta, il valore non nasce perché, mancando la collettività, viene meno la possibilità stessa della volontà collettiva che causa questo valore. Come ogni unità di misura (e la moneta è la misura del valore) anche la moneta è una convenzione. Continua a leggere…
Scenari
DI GZ
cobraf.com
E’ ora in corso la discussione probabilmente più importante della nostra generazione. Per molti la risposta che daranno i governi nelle prossime settimane avrà conseguenze che si possono definire esistenziali. La domanda essenziale ora è, volendo sintetizzare: La BCE (Banca Centrale Europea) “staccherà degli assegni” per i governi dell’area dell’euro ?
Se la BCE firmerà gli assegni i risultati economici e di mercato saranno completamente diversi rispetto al caso in cui non lo faccia. La propria prospettiva personale in qualità di investitore, uomo d’affari o lavoratore cambierà drasticamente in base a questa scelta, basata su decisioni politiche. E cambierà anche in base a come ci si sia preparati personalmente a questo evento.
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Rivedere i trattati. Subito
di Vladimiro Giacchè
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
Quanto sta accadendo sui mercati obbligazionari, con i rendimenti sui titoli di Stato italiani, belgi e francesi che toccano ancora nuovi massimi, e soprattutto col fallimento dell’asta dei Bund tedeschi a 10 anni (con un 35% di invenduto), dovrebbe aprire gli occhi a chiunque: ormai nessuno è al riparo dalla tempesta finanziaria che si sta abbattendo sull’Europa e i suoi titoli di debito. Ormai è in gioco la sopravvivenza stessa dell’euro. Non l’uscita di questo o quel paese dalla moneta unica, ma la fine dell’area valutaria in quanto tale. Se continuerà il trend attuale, questo big bang si verificherà in tempi molto brevi.
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IL DENARO È STATO PRIVATIZZATO DI NASCOSTO
DI BEN DYSON La piu grande privatizzazione della storia non ha fatto notizia. È tempo di riprendere dalle banche il potere di produrre denaro È un fatto noto che stampare una banconota da 10 sterline a casa propria è una cosa malvista dalla polizia di Sua Maestà. Ma c’è ancora un piccolo gruppo di compagnie che sono autorizzate a creare – e spendere – più soldi di quanti i falsari siano mai stati in grado di stampare. Nel gergo dell’industria, queste aziende sono chiamate “istituzioni monetarie e finanziarie”, ma probabilmente le conoscete per il loro nome comune: “banche”. Continua a leggere… |
E’ il governo Napolitano-Monti-Goldman Sachs

di Giulietto Chiesa – ilfattoquotidiano.it.
Vincendo la nausea affacciamoci sul dopo Berlusconi. Monti arriva come commissario al quadrato. I suoi vice saranno gl’ispettori del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea. Come in Grecia. Inizia un’altra repubblica: la terza? Che annuncia di voler cancellare la sovranità nazionale dell’Italia, la Costituzione Repubblicana, ogni forma di reale espressione della volontà popolare (avete visto gli strilli dei “mercati” contro l’ipotesi del referedum greco?). Il Presidente della Repubblica ha costruito la via d’uscita di Berlusconi facendo mosse assai dubbie dal punto di vista della legalità costituzionale, che avrebbe dovuto difendere strenuamente. Era il suo compito, che non ha saputo e voluto attuare mentre firmava tutto ciò che arrivava da Palazzo Chigi. E che oggi palesemente ignora. Continua a leggere…
Uomini d’oro
di Pino Cabras– Megachip.
Il vero potere ha gettato la maschera e le ultime vestigia della semi-sovranità italiana sono state demolite, nell’annus horribilis della nostra Repubblica, dopo che anche la guerra di Libia aveva svelato la disfatta di ogni autonomia nazionale. Nessuna urgenza economica al mondo può giustificare un peggioramento così repentino degli interessi del debito – oltre la soglia del non ritorno, oltre le convenzioni del default tecnico – come quello del 9 novembre 2011. Continua a leggere…
Anonima sequestri

di Debora Billi -Megachip
A mò di riepilogo, e di informazione per chi non lo sapesse ancora, ecco cosa chiedono per lasciarci in pace. Chiedono “chi”? Mah, la UE, la BCE, i mercati, le banche, chiamateli come volete. Le letterine partono un po’ da tutti i mittenti, e riportano sempre le stesse 5 richieste. Ad esempio, ecco uno “studio” della Barclay’s Bank di due giorni fa, dal titolo “Can Italy save itself?” ossia “L’Italia potrà salvare se stessa?” (thanks to Valigia Blu). Nello studio un sacco di blabla sul come e il perché, ma alla fine gli stessi 5 punti che si ripetono ormai come un mantra:
- mercato del lavoro: modifica della contrattazione collettiva in favore di accordi a livello dell’impresa;
- pensioni: innalzare l’età pensionabile e parificarla per uomini e donne;
- pubblica amministrazione: adeguare salari e produttività, e promuovere la mobilità;
- ordini professionali: liberalizzare;
- beni dello Stato: privatizzare.
Tutto ciò deve al più presto essere messo nero su bianco, firmato, approvato, altrimenti continuano a mazzuolarci. Queste sono le famigerate “riforme strutturali per la crescita”, formuletta che tutti abbiamo assimilato senza capire, come una preghiera in latino. E attenzione: sono proprio quelle stesse riforme strutturali che chiede anche il PD ad un eventuale governo tecnico, magari andandoci piano coi licenziamenti per non perdere voti.
Da notare che le riforme richieste NON comprendono alcuna norma per l’evasione fiscale, alcuna tassa sui patrimoni o le rendite. Ciò significa che non solo non viene richiesto un vero risanamento dei conti pubblici, ma che non si devono toccare gli interessi finanziari.
Ancora convinti che questa roba sia per il bene dell’Italia? A me pare un ricatto e basta. Avete tempo fino a mezzanotte per pagare, e guai se avvertite la Polizia.
Stessa barca
FIAT MONEY
Solo la comprensione del vero meccanismo di creazione del denaro dal nulla da parte dello Stato (con la banca centrale) può spiegare al maggior numero di persone possibile le reali cause della crisi economica.
E questo è ancora più importante in un momento storico come quello attuale, in cui comincia a sfogarsi la (giusta) rabbia dovuta alla crisi economica.
Infatti, se come avviene in tutti i media mainstream, ci si concentra sui sintomi e si evita di affrontare le cause, il risultato sarà quello di chiedere (e provvidenzialmente ottenere) provvedimenti che peggioreranno la situazione invece di migliorarla, come avvenuto nei primi del ’900 quando a seguito delle problematiche dovute alla pratica della riserva frazionaria da parte delle banche, invece di vietare questo fraudolento comportamento è stata istituita la Federal Reserve come soluzione.
Credibilità
Oggi hanno chiesto a Giulietto Chiesa:
“Berlusconi e questo governo vanno via l’Italia può riacquistare credibilità?”
Su questo non c’è il minimo dubbio. Il problema della credibilità è rilevante. Ma bisogna chiarire cosa significa questa frase. Cioè: credibilità nei confronti di chi? Perché se si cerca semplicemente la credibilità dell’Italia verso i mercati non credo che sia la cosa giusta. Per la semplice ragione che i mercati stessi non sono affatto credibili. I mercati, le agenzie di rating, le grandi banche d’investimento, la Banca Centrale Europea, non sono credibili perché ci stanno proponendo una cosa che non sta in piedi da nessun punto di vista. Ci invitano a pagare e ci dicono, a ogni piè sospinto, che dobbiamo tornare a crescere. Anche Napolitano ripete questa solfa che è letteralmente impossibile da realizzare.
Soldi e chilometri
“Sostenere che uno Stato non può fare qualcosa per mancanza di denaro equivale a dire che un ingegnere non può costruire una strada per mancanza di chilometri”.
Ezra Pound
Eccoci!
«Siamo grati», esordì David Rockfeller nel 1991 all’apertura di una riunione del gruppo Bilderberg, «al Washington Post, al New York Times, a Time Magazine e alle altre grandi pubblicazioni i cui direttori sono stati presenti alle nostre riunioni e hanno rispettato la promessa di discrezione per quasi 40 anni. Sarebbe stato impossibile per noi sviluppare il nostro piano per il mondo se fosse stato messo sotto le luci dell’attenzione pubblica in questi anni. Ma oggi il mondo è più sofisticato e disposto a marciare verso un governo mondiale. La sovranità sovrannazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile alla auto-determinazione nazionale praticata nei secoli passsati».
Una notte con gli indignati di New York
DI MICHAEL MOORE repubblica.it
New York ha otto milioni di persone: e un milione vive in povertà. È una vergogna. Eppure il sistema non si ferma qui. Non importa quanta vergogna possiamo provare: la macchina va avanti – per fare altri soldi. Per trovare nuovi modi di imbrogliare la gente che lavora. Nuovi modi per accaparrarsi le pensioni: di rubare ancora di più. Ma qualcosa sta succedendo a Liberty Plaza. Sono stato a Liberty Plaza per un paio di notti. E ci tornerò. Sapete? Stanno facendo un gran lavoro laggiù. E stanno ricevendo sempre più sostegno. L´altra notte il sindacato dei ferrotranvieri – gli autisti di bus, gli autisti della metropolitana – ha votato con entusiasmo per sostenere la protesta. Tre giorni fa 700 piloti di linea – soprattutto United e Continental – hanno marciato su Wall Street. Non so se avete avuto modo di vedere queste cose nei tg. So bene com´è andata la copertura fin qui: vi hanno mostrato pochi hippy che picchiavano duro sui tamburi – le cose tipiche che cerca la stampa. Per carità: che Dio benedica gli hippy che picchiano sui tamburi! Ma c´è una ragione per cui “loro” vogliono farci vedere solo questo. E allora ve lo dico io che cosa ho visto in quella piazza. Ho visto i giovani. Ho visto gli anziani. Ho visto la gente di tutti i tipi e di tutti i colori e di ogni religione. Ho visto anche la gente che vota per Ron Paul (il candidato presidenziale ultraconservatore che vuole abolire la Banca centrale). Voglio dire: è un gruppo di gente davvero assortita. Ci stanno le infermiere in quella piazza. Ci stanno gli insegnanti in quella piazza. Gente di ogni tipo. Martedì ci sarà una nuova manifestazione: anche gli autisti di autobus e della metropolitana marceranno su Wall Street. Continua a leggere…
Economy for dummies
In questo articolo vi è una prima parte divulgativa e una seconda propositiva.
Non sono un economista. Questi appunti sono stati scritti per fissare le idee mie e di tanti amici che mi chiedevano di dipanare questa matassa ingarbugliata della moneta. Amici economisti che hanno letto questi appunti trovano che abbiano una valenza divulgativa e per questo li sottopongo alla lettura di tutti.
Ma sono un appassionato lettore di comedonchisciotte. Coloro che seguono questi temi possono passare direttamente alla seconda parte.
Chi ‘produce’ il denaro?
Il denaro di solito viene pensato solo nella forma di carta moneta, stampata da una banca centrale su espresso ordine del Governo.
In realtà la massa monetaria cartacea oggigiorno è solo una piccola parte di quello che chiamiamo comunemente denaro. Basta pensare a quanti assegni di conto corrente circolano, a quante cambiali a quante transazioni si effettuano attraverso le carte di credito o i bonifici bancari.
Tutto questo è anch’esso denaro, solo che noi lo pensiamo come una forma non alternativa al denaro ‘vero’ perché di solito riteniamo che, emettendo un assegno o eseguendo un pagamento con carta di credito, si effettui una operazione molto semplice: il denaro che ho precedentemente depositato in banca, e che fisicamente risiede lì, viene trasferito a un’altra persona o ditta e quindi l’operazione ‘fisica’ di trasferimento del denaro in forma cartacea viene effettuato a nome mio da qualcun altro: la banca.
Purtroppo le cose non stanno così.
Infatti la banca, così come altre società di intermediazione, ha la facoltà di concedere prestiti. I prestiti, per essere concessi, contrariamente a quanto si potrebbe credere, non necessitano di un precedente deposito di un equivalente ammontare di denaro da parte di qualcun altro. Infatti la banca ha la facoltà di concedere prestiti anche per un ammontare superiore a quanto ha raccolto come depositi da parte dei propri clienti. Infatti si suppone che, avendo un cliente depositato per esempio 1000 euro, non si precipiti l’indomani a prelevarli tutti e 1000, ma ne lascerà giacenti una quota anche considerevole. La banca deve solo detenere, in carta moneta o titoli di Stato, una quota di sicurezza, onde evitare di trovarsi nell’impossibilità di evadere le eventuali richieste di prelevamento. Continua a leggere…
CALMA!

DI URIEL FANELLI
keinpfusch.net
Due giorni fa, circa, avevo scritto in un post abbastanza leggero che il nostro debito sarebbe stato declassato, e così è stato (anche se non è -ancora- colpa di Moooodys). Onestamente io lo davo per scontato, per cui mi sono messo a parlare di altro. Ho fatto male, perché evidentemente molti si sono spaventati del declassamento, e qualcuno mi ha contattato in chat, altri via email, dicendo “oddio, ma succede DAVVERO!“. Già, succede davvero. Così come presto arriveremo al default e presto finirà l’euro. E si, succederà DAVVERO.
Prevedere i tempi con cui succederà questo è difficilissimo: ovviamente ci saranno moltissime forze che si possono opporre a questa cosa, e non abbiamo di fronte esattamente degli imbecilli o delle forze poco potenti. Così la BCE può, se riceve il via libera, stampare quantità virtualmente illimitate di denaro, tanto oggi come oggi una moneta più è debole e meglio è.
Così la BCE può rallentare molto il processo. Ma non può fermarlo. L’anno prossimo dobbiamo rimborsare circa 200 miliardi di titoli, e in un mondo affamato di liquidità, ove le banche sono affamate di liquidità, e’ assai difficile che qualcuno ci compri 200 miliardi di titoli: chi liquida i titoli vuole soldi, chi ha soldi non compra titoli.
Così, ad occhio e croce direi che si tratti di qualche momento dell’anno prossimo -non a novembre di quest’anno, come dicono alcuni- più probabilmente agosto, per via della tradizionale scarsità di liquidi estiva.
Ovviamente, ci sono anche dei processi che possono accelerare il tutto. Per esempio, i tedeschi vogliono mandare la Grecia in default. Nella loro mentalità (stupida), quando una persona parla di Grecia parla di Grecia. E’ ovvio che se un tedesco pensa “mandiamo in default la Grecia”, egli intenda che ad un solo millimetro dal confine greco non succeda nulla. Continua a leggere…
Ad un passo dal crollo
DI GERALD CELENTE lewrockwell.com
Non va tutto bene. E le cose andranno peggio… molto peggio. L’economia è sull’orlo del baratro. Le guerre si espandono come incendi. Il mondo è sulla lama di un rasoio. I leader mondiali e gli esperti dei media dicono che non è così. Sì, ci sono problemi, ma finanza e politica ne sono a conoscenza. Sono già state prese le politiche e le misure per correggere questi problemi. Che siano economie fallimentari, vecchie guerre irrisolvibili o nuove che imperversano, dall’alto si sostiene sempre che sono stati fatti progressi costanti e si conforta la popolazione assicurando che le menti più brillanti e i migliori generali si occupano del caso. Su tutti i fronti il successo è certo e la vittoria è a portata di mano. E’ necessaria solo “pazienza”… assieme a più uomini, più tempo e più soldi. Per quanto riguarda questi “leader” e i loro mezzi di comunicazione, l’unica opinione valida viene da un gruppo ristretto di esperti, da fonti ufficiali e dai loro politici favoriti. Solo loro hanno le credenziali per poter parlare con autorità e fornire previsioni attendibili. Il fatto che queste siano spesso, se non sempre, errate pare non diminuire la loro credibilità. Come può una persona pensare che gli stessi banchieri centrali, gli stessi operatori finanziari e politici responsabili della crisi economica, possano anche risolverla? A pochi giorni dal suo annuncio, noi avevamo predetto che il TARP (Troubled Asset Relief Program) di Bush era destinato a fallire, poi predimmo lo stesso per il pacchetto di stimoli di Obama (The American Recovery and Reinvestment Act). Non erano altro che una copertura: non ci sarebbe nessun recupero. Ecco il Nuovo Piano, Uguale al Vecchio Piano Non fa differenza se sono Democratici o Repubblicani. Nonostante la solita retorica, la soluzione dei problemi economici ha poco a che vedere con il partito al governo, riguarda la competenza professionale. Entrambi gli schieramenti hanno avuto la loro occasione. Entrambi hanno usato il loro potere per avviare politiche che hanno creato problemi. Entrambi avevano l’occasione per rimediare ai danni da loro stessi causati. Entrambi hanno fallito, come avevamo predetto. Dato chi sono e cosa hanno fatto, possiamo predire con sicurezza per il futuro una sequenza ininterrotta di fallimenti bipartisan. Gli incompetenti della politica sono al timone. Quale persona con un sano principio di autoconservazione può credere alle promesse dei politici o fidarsi dei giudizi dei banchieri centrali o dei finanzieri di Wall Street, quando i loro veri interessi sono solo i loro interessi? Non è “Business as Usual”. Nel 1920 il presidente americano Calvin Coolidge dichiarò: “Il business dell’America è il vero business”. Novant’anni dopo, la guerra è diventato il business dell’America: i quaranta anni della Guerra alla Droga, i dieci anni di Guerra al Terrorismo, la guerra in Afghanistan (la più lunga della storia americana), la guerra in Iraq che dura da nove anni e non se ne vede la fine, le guerre segrete in Pakistan e Yemen e più recentemente l’”azione militare a tempo limitato, scopo definito” in Libia.
Rapporto Bilderberg 2011
DI DANIEL ESTULIN
Danielestulin.com
Premessa
Nel mondo della finanza internazionale, c’è chi dirige gli eventi e chi reagisce agli eventi. Mentre si conoscono meglio i secondi, più numerosi, e apparentemente più potenti, il vero potere rimane ai primi. Al centro del sistema finanziario globale c’è l’oligarchia finanziaria oggi rappresentata dal gruppo Bilderberg.
L’organizzazione del gruppo Bilderberg è dinamica, si adatta ai tempi, assorbe e crea nuove parti mentre espelle quelle che decadono. I suoi membri vanno e vengono ma il sistema non è mai cambiato. È un sistema che si perpetua, una ragnatela virtuale di interessi finanziari, politici, economici e industriali intrecciati con il modello di fondo veneziano ultramontano al suo centro.
Ora, il Bilderberg non è una società segreta. Non è un occhio maligno che tutto vede, nè una cospirazione giudaico-massonica. Non c’è alcuna cospirazione anche se tanta gente con fantasia infantile la ritiene tale. Non c’è nessun gruppo di persone, per quanto potenti possano essere, che si siedono intorno a un tavolo in una stanza scura tenendosi le mani, con gli occhi fissi sulla sfera di cristallo, che pianificano il futuro del mondo.
Il Bilderberg non è un mondo cartesiano di fantasia, nel quale le intenzioni isolate di alcuni individui, piuttosto che le dinamiche di processi sociali, determinano il corso della storia come movimento di idee e tematiche che si sviluppano per le generazioni a venire. È scientificamente significativo che le più svariate teorie cspirazioniste popolari riflettano lo stile peculiarmente patologico della fantasia infantile associata ai culti di The Lord of the Rings, Star Wars e Harry Potter. La caratteristica forma di azione mentale che questi culti esprimono è il potere magico della volontà, che agisce fuori dalla dimensione spazio-temporale.
Invece, è l’incontro di persone che rappresentano una certa ideologia. Il Bilderberg è un mezzo per far incontrare le istituzioni finanziarie che costituiscono i più potenti e predatori interessi finanziari del mondo. E in questo momento, questa combinazione è il peggior nemico dell’umanità.
Non il Governo Unico Mondiale nè il Nuovo Ordine Mondiale come tanti erroneamente credono. Piuttosto, l’ideologia di una S.P.A. MONDIALE. Nel 1968, George Ball, l’allora sottosegretario per gli affari economici di JFK e Johnson, in un meeting di Bilderberg in Canada dichiarò: “Dove è possibile trovare una base legittima per il potere della dirigenza delle corporazioni così da poter prendere decisioni che possono influire profondamente sulla vita economica delle nazioni presso i cui governi esse hanno solo responsabilità limitate?”
L’idea dietro ogni meeting del Bilderberg è quella di creare quella che loro stessi chiamano l’ARISTOCRAZIA DEI PROPOSITI tra l’élite europea e quella nordamericana, sul miglior modo di dirigere il pianeta. In altre parole, la creazione di una rete globale di cartelli giganti, più potente di qualunque nazione sulla faccia della terra, destinata a controllare le esigenze vitali del resto dell’umanità.
Continua a leggere…













